Regalami la sostanza per sciogliere questo nodo alla gola

e usiamolo per coagulare le nostre mani,

fino a non saperle riconoscere singolarmente.

E io sono un regalo, per sorpresa un contenuto di paranoie

non te l’aspettavi e te lo sto dicendo solo ora

che mi disoriento sempre prima di vederti,

sfruttando i viaggi per chiedermi se mangeremo insieme

e a cosa mangeremo, dieci o più alternative

e nella testa tutta la lista dei locali

che più d’una volta hai nominato passeggiando

per quel centro che c’ha viste con visi arrossati dal freddo

a scaldarci con sguardi colmi di desiderio.

Che mi spettino i capelli prima di vederti,

mi stropiccio gli occhi ma quella sarà stanchezza,

mi rovino il mascara, mi rovino lo stomaco

immaginando a quanto bello sarebbe

portarti a casa da me, con me.

Che mi scompiglio il cuore prima di vederti,

che se mi stringerai a quel tuo modo

mi ritroverò a sperare non finisca più il tempo.

E qui fuori il chiasso infastidisce il mio pensarti,

casa tua è così silenziosa pure con tutti i nostri gesti.

Se ti scrivo una canzone, la suoni al pianoforte?

Se ti dedico una poesia, la leggerai seduta in terrazzo?

Che io tra quarantott’ore scenderò dal treno

e un po’ mi ritroverò, un po’ mi ricomporrò.

Che la mia bocca non vuole buttar via un’altra sigaretta

senza sapere dove son le tue labbra,

che mi manchi e non riesco a ritrovarti.

Come se fosse completamente buio intorno a me

come se tu fossi in un’altra dimensione,

e io ti cerco anche se sei lontana

che non ho più voglia di smarrirmi;

io ti cerco che magari così smetto di spettinarmi,

che magari ti trovo e la smetto con i miei scompigli.

Elisa.

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